insegnaci ad amare la nostra pazzia

Du, lass dich nicht verhaerten in dieser harten Zeit- Du, lass dich nicht verbittern in dieser bitteren Zeit (Wolf Bierman) Che pretesa essere amati da adulti se non ti hanno mai amato da bambino (A Busi) Hvad man ikke har haft som barn, faar man aldrig nok siden af (Tove Ditlevsen) To live without hope, to work without love (Virginia Woolf)

Monday, May 16, 2005

Lingue e dialetti

Su collecitazione di the gardener (http://www.flickr.com/photos/mandarinokid) miss brodie spende qui due parole su un tema a lei molto caro, ispirata anche dalla lettura di A Dalby, Language in Danger che ha divorato nelle ultime 24 ore (unputdownable).

Sarà un'ovvietà, ma vale la pena di ripeterlo, da un punto di vista scientifico qualsiasi dialetto è un sistema linguistico avente la stessa dignità di qualunque altra lingua che si vanta di un pedigree letterario, storico, temporale, politico per non dire addirittura filosofico (opinione ascientifica che vorrebbe alcune lingue capaci di esprimere pensieri o idee che sfuggirebbero invece a altre e che quindi porterebbe a una certa supremazia intellettuale dei popoli che le parlano: ad esempio, è stato detto che solo il greco e il tedesco in quanto tali hanno potuto elaborare un pensiero filosofico che altre civiltà non hanno conosciuto proprio in base alla "natura" della lingua stessa. Baggianate talmente screditate che non vale la pena di discuterle.).

Tuttavia, the gardener si trova nella situazione di chi è andato all'estero e non conosce la lingua del posto, pur essendo lui spostatosi di soli 30 km da Milano. Miss Brodie ha vissuto un'identica situazione di spaesamento linguistico, in quanto il liceo in cui è titolare si trova in terra bergamasca.

the gardener è sbigottito che a pochi kilometri dalla metropoli lombardo-veneta il dialetto non abbia affatto perso terreno e anzi resti strumento vivo di comunicazione predominante rispetto alla lingua nazionale. Ciò lo ha anche irritato non poco quando ha percepito l'uso del dialetto per lui incomprensibile come mezzo per isolarlo rispetto ai suoi colleghi.

Che dire allora degli scrutinij cui ha assistito miss brodie - anche in occasione di esami di maturità - in cui la lingua usata dalla maggioranza dei docenti era il dialetto ?

Da non linguista the gardener non sa che in realtà il dialetto che a lui sembra così impenetrabile, sotto l'assalto dei mezzi di comunicazione che veicolano la lingua "nazionale" (si fa per dire, vista la lingua che viene perpetrata più che parlata dai personaggi radiotelevisivi) non è che un'ombra sbiadita di ciò che era un tempo e si sta, impercettibilmente ma ineluttabilmente, sgretolando fino a perdere sostanzialmente la propria identità singolare e distintiva e ben presto non sarà, come già è avvenuto a Milano, ad esempio, che poco più di un insieme di termini usati per colorire il discorso ("terùn !"; 'gnorànt !" e simili, innocue amenità).

Ciò di cui soffre the gardener non è tanto l'uso del dialetto quanto l'utilizzo di tale codice linguistico come mezzo per escludere dal corpo sociale qualcuno che è percepito come estraneo al gruppo e come modo - conscio o inconscio - per farlo stare al suo posto, ribadendo la natura chiusa del gruppo autoctono. In altre società si fa ricorso a cosiddette "lingue segrete", ma l'intenzione non cambia, è sempre quella di escludere.

Ciò ha poco o nulla a che vedere con il dialetto in sé e per sé e dice di più sulle persone che lo parlano che sul mezzo linguistico che esse adoperano.
Quanto poi al fatto se la morte dei dialetti (in Inghilterra è ormai un fatto acquisito) sia cosa positiva o negativa, si possono esprimere varie posizioni. tutte di natura sociale politica o ideologica e nessuna squisitamente linguistica. Certo, parlare dialetto e non conoscere la lingua nazionale è uno svantaggio, ma miss brodie, da linguista quale è, crede che conoscere e utilizzare con arte un dialetto sia lo stesso che usare una qualsiasi altra lingua straniera, significa avere uno strumento in più per leggere il mondo: se non è un vantaggio questo, ditele voi che cos'è...

Per chi volesse iniziare a farsi una cultura, il testo da cui partire è

S PINKER, The Language Instinct (disponibile anche in traduzione italiana)

8 Comments:

At May 16, 2005 5:31 pm, Anonymous Stefano said...

Ho cercato su Amazon i due libri che consigli e mi attirano molto ma, no no no, non li comprerò e non li leggerò... Accidenti, ho già tanti libri da leggere che non mi basterebbero due vite.

 
At May 16, 2005 6:51 pm, Blogger liseuse© said...

bel post. io che sono cresciuta in via eccezionale a italiano, in un ambiente in cui il dialetto è l'aria che si respira, ne ho tratto molti vantaggi sulla qualità della mia ortografia (se non della scrittura in toto). crescendo però ho sentito questa esclusione, anzi, ho sentito che usare l'italiano veniva percepito come snobberia, diversità, quindi con i parenti et al. cerco di usare il dialetto. salvo essere così poco convincente e avere tali dubbi con i verbi (i condizionali del dialetto di qui sono un mistero per me!) che non credo di essere comunque molto convincente :-(

 
At May 16, 2005 6:58 pm, Blogger miss brodie said...

beh, ancora una volta steff, join the club !!!

 
At May 16, 2005 10:13 pm, Anonymous stefano said...

No, miro al distacco del Bibliotecario e alla sua emancipazione progressiva dalla lettura :)

 
At May 18, 2005 4:52 pm, Blogger miss brodie said...

è vero Librarian ormai non legge più, fa foto a manetta, ma a me sembra che tu sia - come la soprascritta - malata cronica terminale di libridine e quindi ogni speranza è vana.

 
At May 18, 2005 5:59 pm, Anonymous stefano said...

Mi farò prescrivere qualche "nucleoside analog" che ammazzi la replicazione del virus della libridine, ah ah ah...
(Ma non adesso, aspettiamo ancora un po', va' là)

 
At June 09, 2005 4:20 pm, Anonymous fjo said...

a me invece fa girare non poco i coglioni questa cosa del dialetto che esattamete come dici tu viene usato come mezzo di esclusione sociale. sara' che a scuola al paesello mio si parlava italiano e mai si sarebbero sognati di insegnare in dialetto (uno dei tanti dialetti non codificati scritti). e invece nella ridente svizzera tedesca, a scuola come nella piu' parte degli uffici pubblici, si fa sfoggio con orgoglio del loro meraviglioso idioma gutturale. e, per loro, lingua madre e' il dialetto e i risultati si vedono quando provano a scrivere.
(I'm on the losing side of course..)

 
At June 09, 2005 4:23 pm, Anonymous fjo said...

fan sfoggio con orgoglio del loro ecc. ecc.

 

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