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Tuesday, October 14, 2008

Le università e la protesta

Ieri Miss Brodie si trovava all'università per puro caso e ha saputo delle proteste contro la legge Gelmini che riduce le risorse delle università

Ci sono 66 università statali in Italia con circa trecento sedi. Un corso di laurea in economia esiste persino nel paesino in cui insegna la Miss. Ma che senso ha ? E' necessario che ci sia l'università a Cassino ? O ad Arcavacata di Rende ? E se comunque esistono non è detto che debbano essere foraggiate. O sono in grado di badare a se stesse o è giusto che scompajano. A Pisa le minori sovvenzioni statali mettono a rischio la sopravvivenza di Scienze Politiche e di Ingegneria. Che vengano chiuse, le stesse facoltà si trovano a Firenze, non si vede perché debbano esistere doppioni a pochi chilometri di distanza A SPESE DELLO STATO. Ci sono ben quattro facoltà di scienze dell'educazione in Lombardia, due delle quali aperte da meno di dieci anni. Perché ? Il mercato ha bisogno di queste figure ? O stanno solo producendo futuri disoccupati intellettuali ? Chi ha interesse a creare e moltiplicare sempre più numerosi corsi di laurea in materie di scarso seguito se non i docenti stessi di quelle materie ?

La Miss ne sa qualcosa da quando, novella iscritta al corso di laurea (il famoso 3+2=0) in lingue orientali scoprì con sgomento di dover obbligatoriamente sostenere un corso di letteratura italiana. E che ci accocchia con le lingue orientali ? Poi, soltanto molto tempo dopo ha fatto 1+1=2 e si è resa conto che stante il grandioso numero di laureati, dottorati e ricercatorati in italianistica uno sbocco bisognava pur darglielo, o no ? E la Miss, che una doppia laurea in lettere e filosofia già l'aveva, e un'altra in lingue e letterature straniere, ha ingenuamente chiesto se poteva essere esonerata dal sostenere tale inutile per lei esame nonché quelli di una lingua occidentale (per una laurea in lingue orientali, si badi bene). La risposta è stata un categorico no. La Miss non si faceva capace e ancora una volta soltanto molto tempo dopo ha capito il perché. Le università ricevono le sovvenzioni statali in base al numero degli iscritti, dopo di che questi fondi vengono ripartiti tra i varij dipartimenti e corsi in base al numero degli esami sostenuti. Meno esami di letteratura italiana a lingue orientali = meno fondi al dipartimento di lingue orientali, dunque ben venga letteratura italiana a lingue orientali visto che tutto fa brodo nel gran calderone dei fondi per numero di esami.

La Miss ha mollato tutto (non solo il desiderio di coronare le sue conoscenze con l'ufficialità di un diploma di laurea, ma anche il casino e la disorganizzazione, la mancanza di vero studio e di cultura che si respirava per i corridoi dell'esamificio) con dispiacere dopo vari 30 e 30 e Lode quando ha capito che con il 3+2 ne avrebbe saputo in lingue orientali meno di quanto aveva imparato con il suo diploma triennale dell'ISMEO. L'esperienza non è stata inutile però e le è servita per capire dal di dentro tante cose che sarebbero altrimenti rimaste per lei misteri impenetrabili. Il docente di letteratura giapponese nominato a Torino era residente a Napoli per cui aveva ripartito le sue già risicate tre lezioni settimanali (di due ore l'una per circa quattro mesi: dopo gennaio veniva a Torino solo per le sessioni di esame, il ricevimento era a Napoli) una il lunedì mattina e due nel pomeriggio dello stesso giorno. Il martedì mattina teneva il ricevimento studenti e poi ripartiva per Napoli. Con un solo pernottamento notturno aveva risolto la questione. La sua collega di filologia giapponese faceva anche di meglio. Essendo residente a Padova aveva sistemato le sue tre lezioni due al martedì mattina e una il martedì pomeriggio, in tempo utile per prendere il Torino-Venezia del tardo pomeriggio e poter rientrare in serata a Padova, non aveva nemmeno bisogno di pernottamento. Si lamentava però del fatto di non aver potuto mettere le sue lezioni anche lei il lunedì, poverina, visto che si sarebbero sovrapposte a quelle del docente napoletano. Ma si badi bene, questo era dovuto non a una presa di posizione da parte del dipartimento per salvaguardare gli interessi degli studenti, quando mai, ma al mero fatto gerarchico: essendo il napoletano un ordinario e la padovana una misera ricercatrice aveva dovuto cedere, ubi magnus...).

Questi sono solo pochi ma chiarificatori esempi. L'università c'è a Cassino e a Viterbo e all'Aquila e per poco ne avrebbero fondata una anche a Frosinone per l'unico motivo che c'è bisogno di dare uno sbocco ai laureati dottorati ricercatorati di Roma la Sapienza che non riescono più a trovare una sistemazione nemmeno negli altri due atenei statali dell'Urbe, e per nessun altro motivo didattico o di bisogno locale. Dunque bene hanno fatto Tremonti e Gelmini a tagliare, anzi è ancora troppo poco. Se alcuni corsi di laurea o facoltà o intere università saranno chiuse non si può che rallegrarsene. La Miss vive nell'attesa che ciò avvenga: sarebbe il segno che una speranz esiste anche per un paese come l'Italia, che ha ingegni sparsi per il mondo e che non si merita di tenersi la mediocrità a casa: che spariscano, o che almeno non siano più a carico dello Stato.

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6 Comments:

At October 14, 2008 12:48 pm, OpenID prosaica said...

Cara Miss,
è molto triste sentir inneggiare alla chiusura delle università, per chi come me all'università ci lavora. È ancora più triste sapere che le storie che racconti non sono inventate, ma terribilmente vere.
Ma il peggio è sapere che a rimetterci saranno i corsi buoni, quelli che funzionano; le persone serie, quelle che lavorano; che a pagare per gli attuali fannulloni saranno i giovani che oggi devono affrontare la scelta fra fare scienza e restare nel proprio paese.

Posso fare qualche previsione? Nessuno sarà buttato fuori, nessuna sede sarà chiusa. Invece si offriranno agli studenti corsi sempre più raffazzonati, tenuti da docenti sempre più precari. E chi nell'università c'è ci resterà continuando a fare quel poco, o tanto, che vuole. Fra quelli che restano ci sono anch'io, e la cosa mi riempie di tristezza.

PS La pausa pranzo volge al termine e torno a lavorare.

 
At October 15, 2008 4:30 pm, Blogger miss brodie said...

E' vero, la Miss può sembrare senza cuore quando scrive così spensieratamente di non rattristarsi della chiusura delle università, e non solo pensando a Prosaica ma anche, senza andare lontano, alla bidella precaria con due bambini e il marito disoccupato. Miss Brodie non sa bene che cosa pensare a questo punto. Allora tanto vale continuare a gettare denaro in questo pozzo senza fondo per tenere a galla le persone perbene che comunque vi lavorano con passione, in mezzo a lavativi, raccomandati e baroni privilegiati. Anche la Miss è una pubblica impiegata, il suo lavoro può farlo bene o male, dipende da lei, nessuno è venuto a controllarlo finora, e comunque in un caso o nell'altro i benefici sono identici. Se tanti italiani andranno all'estero a portare il loro genio forse le cose arriveranno a un tale punto di degrado in questo paese (come paventa Prosaica) da spingere al cambiamento.
La Miss non è ottimista: l'Italia è in paese antico, sono tremila anni che vede passare le stesse cose sulle sue terre e ancora non ha fatto una rivoluzione.

 
At October 18, 2008 9:42 am, Anonymous Anonymous said...

Non c'è dubbio, università di Cassino et similia sono un peso inutile da sostenere per lo Stato, e potrebbero pertanto essere chiuse.

Il "pacchetto leggi" Gelmini tuttavia non risparmierà anche università, tra virgolette, serie. Sarà anche un bene che scompaia qualche corso di laurea in scienze dell'educazione, ma il "turn over" metterà a serio rischio di estinzione la facoltà di fisica a Milano, così come immagino altre facoltà scientifiche in Atenei di maggior spessore.

Aminto

 
At October 22, 2008 4:55 pm, Blogger miss brodie said...

Perché la il corso di laurea di Fisica, serio e rinomato dovrebbe soffrire ? Il motivo è che se non si chiudono almeno DIECI corsi di laurea in fisica in piccole inutili università (a Camerino per esempio e solo per fare un nome a caso) ecco che Milano non può avere le risorse di cui ha bisogno e che gli spetterebbero di diritto per acclarato merito. E' questo un altro motivo per dare man forte alla ministra a continuare su questa strada.

 
At October 30, 2008 7:24 pm, Blogger Angela said...

Caro aminto...puoi dirmi un motivo per il quale l'Università di Cassino sia un peso inutile da sostenere per lo stato? Addirittura ne auspichi la chiusura?!
Hai mai visto qualche classifica riguardante questa Università? Sai se ha dei forti debiti? Conosci le percentuali di occupazione dei laureati?
Sai che la facoltà di ingegneria dell'università di Cassino è al nono posto in Italia?
L'Università di Cassino svolge un'importantissima funzione sociale nel territorio in cui è inserita, è gestita egregiamente e funziona molto meglio di altre Università che magari tu definisci "serie".
Ti consiglio solo di informarti prima di parlare.

 
At December 08, 2010 5:51 pm, Anonymous Anonymous said...

chiudere i numerosi "aborti" d'università che infestano lo stivale sarebbe un'ottima cosa, ma per questo non c'era bisogno di "riformare", bastava tagliare. Per il resto le uniche "riforme" da fare dovrebbero essere: a) licenziamento in massa della marea di personale non docente inutile (anzi, deleterio), che fu chiaramente assunto a suo tempo per puri motivi elettorali e che succhierà soldi per decenni; b) licenziamento in massa di tutti quei docenti diventati tali senza concorso (o con concorsi- burla) soprattutto all'inizio degli anni '80; c) se proprio gli ordinari devono fare il bello e cattivo tempo in materia di reclutamento dei "giovani" ricercatori (età media 35 anni, dopo almeno un decennio di scodinzolamento alla corte del barone), che almeno li si costringa ad assumere la responsbilità delle scelte, diciamo così, "sbagliate", senza nascondersi dietro il dito di concorsi pubblici ipocriti dall'esito già deciso in partenza

 

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