insegnaci ad amare la nostra pazzia

Du, lass dich nicht verhaerten in dieser harten Zeit- Du, lass dich nicht verbittern in dieser bitteren Zeit (Wolf Bierman) Che pretesa essere amati da adulti se non ti hanno mai amato da bambino (A Busi) Hvad man ikke har haft som barn, faar man aldrig nok siden af (Tove Ditlevsen) To live without hope, to work without love (Virginia Woolf)

Tuesday, December 05, 2006

INCURSIONI NELL'IO DI UN'ESISTENZA IN MARGINE

A che cosa pensi quando pensi a lui ?

Penso al potere intossicante delle parole, a come ci stordiamo di parole pur di credere, a quanto poco sappiamo della nostra esistenza per poter presumere di conoscere quella di un altro che dicendoci "ti amo" sta dicendoci che si ama. Penso al bisogno narcisistico di essere amati per pensare di essere qualcuno, penso a quanto forte esso sia per quelle persone che, come me, non si considerano degni di essere nati, non si considerano all'altezza degli altri che li circondano, anche quando si rendono ben conto che la maggior parte di loro non gli arriva alla caviglia.

Penso anche che incontrarsi, sedurre e conquistare l'altro non servano a niente se non diventano un quotidiano incontro, una quotidiana seduzione, una quotidiana conquista, sempre rinnovata e rinnovabile e sempre in scadenza perché l'altro ha il potere di rifiutarla in qualsiasi momento e per nessun motivo. Penso a quanto immane sia un tale sforzo e alla mia mancanza di energia per una simile impresa, penso che in una simile dialettica abbia senso impegnarsi solo sapendo che si è più forti dell'altro e che quindi si ha la facoltà di condurre il gioco in ogni momento, anche e soprattutto quando si finge che sia l'altro a farlo.

Il grande gioco dell'amore ha le sue regole e se non le si rispetta allora meglio non giocare, perché si rischia di farsi molto male. Pensando a lui penso che non avrei resistito in questo logorante giogo quotidiano da portare per scelta o per paura sulle spalle. Penso anche a quante, donne soprattutto, si caricano di tale soma e resto pieno di ammirazione per la loro forza ma anche di fastidio per quando si lamentano. Se col lupo ti sei fatta agnella, di che ti lamenti ? E tuttavia sarebbe ingrato fargliene loro una colpa, la via della solitudine è dura e non si deve condannare chi non l'ha scelta.

Pensando a lui penso anche che questo stordimento continuo che è l'amore, questo ottundimento della ragione, questo ottenebramento della mente in fondo non mi manca, perché se veramente mi mancasse anch'io mi sottometterei a tale giogo quotidiano, e invece con la mia solitudine pago il prezzo della libertà, e forse anche quello della felicità. Sono altre le cose che mi mancano, mi mancano due braccia intorno al petto, mi mancano parole che mi consolino quando cado nello sconforto, mi manca un grido di incoraggiamento quando penso di soccombere sotto il peso di chi deve fare tutto da solo. Poi però mi risollevo pensando a quanti e a quante, pur avendo "l'amore" di un altro non hanno comunque nulla di cui sopra.

Dicono che siamo felici quando non sappiamo di esserlo, e che la felicità detesta le parole. Ma io non credo. Penso che siamo felici quando non abbiamo le parole per dirlo. E io non le ho.

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4 Comments:

At December 07, 2006 5:24 pm, Anonymous Anonymous said...

Oh,se riuscissi anch'io a essere razionale come lei...forse a quest'ora sarei felice...ma cos'è realmente la felicità?Io non riesco proprio a immaginarmi sola e felice...ho bisogno di credere che ci sia uno scopo nella vita e che non sia quello di essere orgogliosa di me tanto da bastare a me stessa...vorrei sapere che esiste qualcuno al mondo che ha bisogno di me...solo così potrei trovare un senso...

 
At December 09, 2006 10:02 am, Anonymous vertenhiver said...

Le tre immagini di amore che hai scelto potrebbero essere solo scene di rapporto filiale o di rapporto d'amicizia.
Quello che cambia alla fine è il tempo che ci si dedica fuori dei giuochi di potere.

 
At December 09, 2006 7:51 pm, Blogger miss brodie said...

Miss Brodie crede di avere scoperto un modo per descrivere le persone: ci sono quelle che non hanno bisogno degli altri e ci sono quelle che hanno bisogno degli altri. Poi ci sono quelli e quelle che hanno bisogno che gli altri abbiano bisogno di loro (suona meglio in inglese "They need others to need them"). E sono forse i più (in)felici.

 
At January 04, 2007 12:25 pm, Anonymous malizia said...

e lei in che categoria si mette? la prima?spesso ha detto che lei non possiede "il gene della compagnia"(lo chiama così, giusto?)ma mi sembra che lei sia infelice quando non sta con qualcuno ed è infelice se non ama e non è amato..

ad ogni modo credo che lei sia una persona piuttosto complicata, ma in fondo le voglio bene proprio per questo

 

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