insegnaci ad amare la nostra pazzia

Du, lass dich nicht verhaerten in dieser harten Zeit- Du, lass dich nicht verbittern in dieser bitteren Zeit (Wolf Bierman) Che pretesa essere amati da adulti se non ti hanno mai amato da bambino (A Busi) Hvad man ikke har haft som barn, faar man aldrig nok siden af (Tove Ditlevsen) To live without hope, to work without love (Virginia Woolf)

Thursday, April 06, 2006

Pedagogismi e Anti-Pedagogia

La Miss non ama molto parlare direttamente delle sue giornate di scuola ma oggi le frulla per la testa una certa idea e ha voglia di renderla pubblica. Un'interrogazione (ohibò che parola è cotesta, più adatta a un commissariato di polizia o a un'aula parlamentare che a un luogo educativo, e in effetti la Miss le chiama "oral presentations") in cui la studenta di turno dimostra sì di aver studiato e memorizzato varie informazioni ma di non aver capito granché né perché tale studio abbia un senso né a quale fine l'immagazzinamento di tali dati debba servire, porta la Miss a un grande sconforto ma anche a interrogarsi sulle ragioni di un simile fallimento (suo della Miss e della studenta).

Spesso gli insegnanti dimenticano che insegnamento di per sé è termine vuoto, visto che senza apprendimento perde di qualsiasi senso. Invece è ancora piuttosto diffusa - e non solo tra gli insegnanti stessi, anzi - una certa mentalità che crede di ravvisare la padronanza di alcune conoscenze con la capacità di saperle trasmettere. La battaglia tra pedagogisti - fautori cioè di uno studio scientifico sulle tecniche di trasmissione dei saperi e della padronanza di un impianto epistemologico della didattica quale base ineludibile per qualsiasi forma efficace di docenza - e anti-pedagogisti che preferiscono una solida padronanza dei saperi in sé e per sé e nient'altro, è annosa e irrisolta né la Brodie ha voglia di impegolarsi in sciocche diatribe. Di una cosa però è certa: la scuola così com'è, anche quando sarà riforma(tta)ta morattizzata non può funzionare perché resta un'istituzione chiusa, non aperta, e dunque per sua natura irriformabile.

Un tempo il pedagogo era colui - quando le donne non contavano niente e dovevano stare in casa a fare la lana - o colei (quando, con la rivoluzione industriale gli uomini hanno trovato meglio da fare che tenere a bada mocciosi frignanti) che "accompagnava" (ago) "il fanciullo" (pais) verso gradi sempre maggiori e più complessi di autonomia e responsabilità. Ma quando il pais arrivava era veramente creta da modellare, "tabula rasa" su cui incidere la propria visione del mondo, giusta o sbagliata che fosse, come scrivevano nella loro Ratio Studiorum del cinquecento i padri gesuiti, che di queste cose se ne intendono, "datemi un fanciullo a un'età impressionabile e sarà di Dio per sempre". E' lo stesso motivo per cui ancora oggi la Chiesa cattolica continua a battere il tasto del diritto dei genitori a educare i figli secondo la propria fede (e dunque nelle scuole cattoliche) ma a spese dello Stato tutto: l'indottrinamento deve avere inizio quanto prima per essere efficace.

Ma, ahilei, anche la Chiesa cattolica è fallace e si sbaglia di grosso: oggi il pais arriva già indottrinato di suo, è stato esposto non solo alle varie opinioni dei familiari ma soprattutto a un battage incessante e onnipresente di pubblicità, messaggi mediatici di ogni sorta, influenze che quando non sono occulte sfuggono comunque alla sua consapevolezza.
L'insegnante oggi non ha più quasi nessuna possibilità di modellare l'intelletto del pais a lei affidato - e forse questo è un bene, la Miss non lo nega, visto che spesso la scuola era/è un vero e proprio campo di plagio e manipolazione, considerato anche che un buon terzo o più degli insegnanti sono degli squilibrati più o meno gravi affetti da varie turbe che non dovrebbero essere in contatto con giovani in fase di formazione e ancora fragili e estremamente vulnerabili.

In ogni caso oggi questo pericolo è molto raro: gli allievi, spesso loro malgrado, sono già delle scimmie ammaestrate, che ripetono i luoghi comuni di cui sono farcite le loro testoline, incapaci di mettere in discussione in maniera critica le proprie idee prima di quelle degli altri. Questo spiega perché durante i colloqui con la Brodie rivelano un'assenza totale di acribia, una incapacità di mettere in relazione tra loro i fatti i dati le nozioni che hanno studiato in classe e a casa e di tessere dei legami con le informazioni che già hanno a disposizione nella loro testa e che restano scollegate da tutto il resto. Per carità, non è solo colpa loro, visto che non hanno mai o quasi avuto occasione di mettersi in gioco per sviluppare competenze critiche sempre più sofisticate. Ma mettere il cervello sul pilota automatico per ripetere le banalità che circolano tra la società non significa pensare. Anzi pensare non significa niente se non significa pensare contro. Anche contro se stessi. Contro il mondo. Contro la "vita" e la "natura". Per rifarle, più vive e più vere di quanto non vogliano quei falsi maestri che pretendono di pensare al posto di chi ha abdicato al pensiero. Ma perché il logos viva bisogna leggere. Molto. E gli studenti leggono poco e male.

2 Comments:

At April 06, 2006 5:31 pm, Anonymous Anonymous said...

Cara Miss,
vorrei aggiungere che per assurdo, quando una studentessa osa avventurarsi su una visione dei problemi che si discosta da quella del gregge viene tacciata di essere "elemento di disturbo per la classe" e viene messa a tacere con pretesti fin troppo sfacciati.
Se si tarpano le ali agli studenti, la scuola a che serve?
Forse lei comosce il problema.
Ciao, Miss

Adm. Nelson

 
At April 10, 2006 1:28 am, Anonymous Anonymous said...

Cara miss,
è con grande gioia che torno a leggerti; in questo momento non ho altre parole da scrivere.

Ot.anonimo

 

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