La miseria morale
Diciotto anni fa, da poco sbarcata in Italia, la Miss venne investita, letteralmente e non solo metaforicamente, dalla forza delle parole della sua collega di tedesco, la splendida Gudrun, un donnone giunonico che con voce wagneriana riassumeva in due parole il carattere degli italiani: "Che cosssa è l'Italia se non la missseria morrrrale della Chiesa ? Gli italiani fogliono crrredere, non fogliono sapere".
Oggi più che mai quelle parole risuonano come un tamburo nella testa della Brodie, che è costretta a riflettere con amarezza sul fatto che tutto quanto sta succedendo, le notizie che volano da un giornale all'altro, sulla bocca di chi sostiene il governo e che corre a difendere o a giustificare le azioni del Presidente del Consiglio, come sulla bocca di chi invece pensa che questa sarà la volta buona per farlo cadere e per liberarsene una volta per tutte, non porterà comunque a nessun cambiamento. Non succederà nulla, perché il gattopardismo è sintomatico e sistematico e connaturato allo spirito degli italiani.
Le risuonano profetiche nella testa tutte le volte che, in classe, mentre cerca di coordinare e ricondurre nell'alveo della ragionevolezza i dibattiti da lei organizzati, assiste alla loro trasformazione in risse da bar dove si scontrano non idee sorrette da giudizi e sostenute da fatti ma opinioni del tutto opinabili che cercano la loro forza nell'altezza delle urla di chi grida più forte.
La miseria morale Miss Brodie la trova anche e soprattutto non tanto tra le gerarchie ecclesiastiche - che fanno solo il loro lavoro tacendo, visto che se parlassero metterebbero a repentaglio la gallina dalle uova d'oro che tanti vantaggi porta in termini di esenzioni ICI, finanziamenti diretti e indiretti alle scuole cattoliche, sovvenzioni alle parrocchie, risalto del ruolo pubblico non delle religioni ma dell'istituzione Chiesa fondata da Gesù Cristo e superiore proprio per tale motivo a qualsiasi altra istituzione umana - ma tra tutti quei cattolici o sedicenti tali che hanno sulla bocca questa parola, i "valori", valori che sono di volta in volta "supremi", o "non negoziabili" o "irrinunciabili" e sempre e comunque quantificabili: oggi siamo all'ottopermille ma era cominciato con un settepermille (l'avevate dimenticato ? la Miss mai) e un domani chissà, potrebbe diventare il nove, o perché no, anche il dieci...
La miseria morale è anche quella di chi è contro questo governo e che tuttavia non saprebbe denunciare la stessa miseria se allignasse tra le proprie fila, sempre pronto a indicare l'avversario ma mai a fare pulizia in casa propria.
La miseria morale è quella in cui loro malgrado si trovano tutti quegli italiani che vorrebbero finalmente essere, agire e farsi considerare né popolo, né plebe né utenti ma solo e sempre cittadini e cittadine, e che vorrebbero poter scegliere un'alternativa, perché vogliono sapere e non vogliono credere e invece non possono, perché, come nella fattoria orwelliana, guardando ora da un lato, ora dall'altro, scorgono gli stessi gesti e vedono le stesse facce: umane tra i maiali e porcine tra gli uomini.
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