insegnaci ad amare la nostra pazzia

Du, lass dich nicht verhaerten in dieser harten Zeit- Du, lass dich nicht verbittern in dieser bitteren Zeit (Wolf Bierman) Che pretesa essere amati da adulti se non ti hanno mai amato da bambino (A Busi) Hvad man ikke har haft som barn, faar man aldrig nok siden af (Tove Ditlevsen) To live without hope, to work without love (Virginia Woolf)

Saturday, October 22, 2005

calle del desengano 3

La miss frequenta da un po' di tempo per le sue compere alimentari una zona di Milano che prima non visitava mai. Via Padova è diventata il microcosmo dello sviluppo in senso cosmopolita se non multiculturale della città, dove si stratificano uno dopo l'altro cronologicamente e anche, in qualche caso, uno sopra l'altro o accanto all'altro topograficamente in condominij spesso fatiscenti e poco attraenti i disperati e i profughi dalla miseria provenienti da varij angoli d'Italia un tempo e del mondo ora.

Storicamente la via è stata il punto di approdo di immigrati (la stazione centrale è poco distante) sia nel primo sia nel secondo dopoguerra: in particolare, a Milano, pugliesi, veneti e siciliani. Era, è, la via di uscita dalla città verso il nord (i laghi e i monti manzoniani) e il nord-est (da qui il nome che tuttora porta). Fino ai primi anni '70 era percorsa da una linea tranviaria anche se i binarij sono da tempo scomparsi. Come nell'adiacente viale Monza - originariamente percorso dalla prima linea tranviaria della città - una delle prime in Italia - dapprima a trazione animale e poi elettrica, oggi sostituita dalla prima linea metropolitana - si trovavano su queste due strade i tipici edifizij a pianta lombarda: un portone con passo carrajo che sfociava su una corte, o più spesso su una serie di corti una dopo l'altra. Nella prima corte si trovavano osterie e, anticamente (ma neanche poi tanto: in corso Buenos Aires angolo via San Gregorio due osterie del genere sopravvissero fino agli inizij degli anni '60) le poste per il cambio di cavalli. Nelle corti interne avevano i loro spazij al pian terreno altre attività perlopiù artigianali o di piccola industria: fabbri ferraji, ciabattini, piccole officine meccaniche, falegnami e carpentieri, venditori di legname, ferramenta piccola e media.

Al primo piano (che poi era spesso il solo piano superiore) c'erano le abitazioni: appartamenti di una sola stanza o qualche volta due, con un camino per riscaldarsi e cuocere le vivande. Non c'era cucina né acqua corrente (si usava un pozzo in cortile o più tardi un rubinetto al piano inferiore). I servizij igienici, quando c'erano, erano in comune per tutti gli inquilini, uno in cortile e uno, ma non sempre, al piano.

La Miss ha avuto la fortuna (lei la considera tale) o la ventura di poter vedere da vicino o meglio da dentro come erano veramente questi alloggi in cui una varia umanità misera e affranta si barcamenava come meglio poteva nel cuore della città che aveva fagocitato la loro forza lavoro e li aveva spogliati delle tradizioni culturali rurali da cui provenivano. Si tratta di viale Monza 256, che fino a tutti gli anni '70 era rimasto indenne dai bombardamenti come pure dai cambiamenti sociali che la città aveva attraversato: la miss ricorda come fosse oggi con l'occhio vivido della sua memoria bambina un tugurio in cui viveva una vecchietta di nome Maria e il giaciglio - non un letto - in cui dormiva, un pagliericcio di stoppie di granturco. La vecchina era piccola e ingobbita e il soffitto molto basso, non era molto loquace e ripensandoci oggi la miss ne ha un'immagine quasi ferale, subumana, di un essere a cui la mancanza della parola aveva tolto la poca dignità che le restava. Che cosa non darebbe oggi per sapere qualcosa di più, che vita aveva fatto, se aveva dei figli, che cosa ne era stato del marito, come era la vita a Milano prima della guerra: ahilei, il tempo l'ha inghiottita con tutta la sua storia.

Via Padova ospita oggi la stessa umanità di allora, sono cambiati solo il colore della pelle, più scuro ingengere, e gli odori. L'immigrazione è principalmente nordafricana o araba o islamica: egiziani, siriani, libanesi, turchi, qualche maghrebino. A questi si aggiungono, anche se molto minoritariamente, altri islamici: si tratta di bengalesi (del Bangladesh piuttosto che dell'India) con alcune rivendite alimentari a cui si rivolgono non solo i loro conterranei ma un po' tutti gli immigrati in città del Subcontinente indiano, oltre che la Brodie.

A questi - ormai storici insiedamenti - si stanno aggiungendo i cinesi che la chinatown milanese (una delle più grandi in Europa per numero di residenti) non riesce più a contenere (via Paolo Ssarpi e via Canonica, insediamento cinese dagli anni '20 (!) non hanno ormai più spazio per altre attività economiche, tutte e di qualsiasi genere solidamente in mano ai cinesim molti dei quali italiani di seconda e addirittura terza generazione), i quali hanno fiutato l'affare commerciale: gli italiani vogliono andarsene e sono disposti a vendere a buon prezzo pur di farlo. Spazio per negoziare ce n'è poco perché altri italiani non comprano. I capitali cinesi, pur di dubbia provenienza, si spostano sull'unghia e non tramite banca, dunque tra poco anche via Padova inizierà a avere un altro look, più orientale e meno nordafricano. Inoltre i nuovi lavori per il rifacimento del manto stradale, l'allargamento dei marciapiedi, la pista ciclabile su un lato della strada, significano un miglioramento dell'aspetto e dunque maggiore attrattiva commerciale. La posizione vicina a uno dei nodi focali del trasporto milanese (piazzale Loreto: viale Monza/viale Brianza/via Porpora/viale Abruzzi/corso Buenos Aires: tutte direttrici principali dell'asse viario metropolitano di circonvallazione, penetrazione verso il centro e uscita verso il nord, l'est e l'ovest) la rende fondamentale luogo di passaggio.

E' un peccato che l'influenza araba e islamica di questa strada vada perdendosi, annacquandosi estinguendosi, perché l'atmosfera di via Padova è molto congeniale alla miss: uomini (le donne sono rarissime per la strada) di ogni età ma soprattutto tra i 20 e i 40 affacciati all'uscio di negozij e bar, altri giovanotti in giro a far niente se non a guardare e a osservare, tratto tipico da società maschile patriarcale mediterranea (la stessa atmosfera che si poteva incontrare in Sicilia o in qualunque altra parte del Meridione d'Italia ancora dieci-vent'anni fa), sguardi che si incrociano, battute, risate, qualcuno che si affretta verso un appuntamento poco chiaro ma sicuramente ambiguo: non sono al lavoro in un cantiere, non hanno un esercizio commerciale da gestire, di che cosa vivono ?

Gli italiani del quartiere, quei pochi rimasti che non sono riusciti a migliorare il loro tenore di vita e a migrare verso zone residenziali di maggior pregio sembrano subire quella che a loro appare un'invasione di alieni con cui non hanno nulla da spartire se non la miseria che li accommuna e li condanna a una convivenza maldigerita e poco tollerata. In alcuni condominij, quelli con maggiori pretese piccolo-borghesi e ossessionati dal timore della perdita di valore commerciale degli immobili, si vorrebbero introdurre clausole che impediscano la vendita di un appartamento a cittadini stranieri, cosa ovviamente impossibile legalmente. Gli stessi dimenticano poi che spesso questi cittadini di origine straniera che possono permettersi di acquistare immobili, stranieri non lo sono più, avendo nella maggior parte dei casi acquisito la cittadinanza italiana e essendo del tutto intenzionati a stabilirsi qui, visto che comprano casa.

La miss va in via Padova per comprare frutta e verdura fresche di ottima qualità e a prezzo molto contenuto, pane arabo e halawa al pistacchio dagli egiziani, pasticcini e altri dolci al miele e al sesamo dai siriani, riso, ghee e curry dai bengalesi. Ha poi scoperto un negozio di granaglie e piante dove la miss trova cibo per animali a prezzi anche del 50% degli stessi prodotti di qualità presenti altrove, una ditta della via Padova storica, sopravvissuta a tutto, visto che è stata fondata nel 1913 dal nonno dell'attuale proprietario (una bella foto degli anni venti nel negozio mostra l'insegna dell'epoca). Ha da poco scoperto anche un negozietto di dischi e DVD usati che non dà nell'occhio ma è molto fornito (una cosa simile l'ha vista solo a Londra, e non sta esagerando).

Gli italiani si lamentano e qualche leghista vocia che si sta perdendo l'identità etnica del paese (nelle altre regioni esistono assessorati all'identità, come in Lombardia ?) ma la miss non può fare a meno di ricordare che la domenica oggi via Padova è animata da negozij aperti e bar e caffè con i tavolini fuori, e altri posti da cui telefonare a buon mercato o usare internet (è da lì a volte che la Brodie scrive questo diario o telefona in Francia). E' una strada piena di luce e di vita anche fino a tardi la sera, e quando ci passa, la miss si sente sicura: non era certo così prima della pacifica "invasione" commerciale e culturale del Sud del mondo, anzi era morta buja e brutta e pochi erano i coraggiosi che vi si avventuravano.

Ancora una volta, viva la differenza, viva la commistione, viva la mescolanza da cui nasce tutta la vita, anche e soprattutto quella della città e di questa città in particolare.

8 Comments:

At October 22, 2005 11:25 am, Anonymous Gattònico said...

Ho notato anche io questa vivacità delle strade-chinatown. C'è sempre gente e sono sempre aperti.

Io mi ci trovo molto a mio agio e non nascondo, cara Miss, un brivido *di un certo tipo* in questa fornita mescolanza di hhhuomini di tutti i colori! ;-))

 
At October 22, 2005 6:07 pm, Anonymous stefano said...

Che bel ritratto di questa strada e di viale Monza. Brutte e trafficate, forse, ma con un certo fascino che subisco anch'io un po'...
Se il negozietto di dischi e dvd che menzioni è lo stesso a cui penso io, be', allora è piuttosto famoso!

 
At October 24, 2005 9:09 pm, Anonymous rose said...

mi fai venir voglia di tornare nella mia casetta sulla martesana... otto anni fa via padova era meno idillica, devo dire, ma ci ho vissuto volentieri, prima di migrare, per continuare a parlar di dischi, dalla zona di metropolis uno a quella di metropolis due (dove non entro mai per non cadere in tentazione).

 
At October 25, 2005 12:59 am, Anonymous vertesprit said...

Non so via Padova ma qui a Bab al-Kssar non ci si può perdere a guardare gli uomini per più di qualche decimo di secondo se non vuoi essere abbordato per acquisto di sostanze di stupefazione (non tutti ma quelli che attirano i miei sguerdi si) ed è un peccato.
Rimane l'atmosfera da gran fiera con quattro spicchi di mondo concentrati in equilibrio precario su di un'unica piazza. Porta Palazzo t'attend.
Cette nuit on a revé de toi.

 
At October 25, 2005 10:27 am, Blogger miss brodie said...

Ah, il fascino della Bab el-Qasr, la celtica poi romana poi sabauda e ora inequivocabilmente maghrebina Porta Palazzo ! Via Padova e nessuna altra strada per quanto cosmopolita di Milano potrà mai competere: qui i nuovi arrivati diventano milanesi nel giro di poco tempo, l'ambrosianità fagocita tutto, è il suo tratto caratteristico.

La Miss è una stordita e dunque ha vissuto ignara di Metropolis per oltre 15 anni. E ora scopre che c'è anche un metropolis 2 ! L'indirizzo di grazia !

Gattonico, la Miss teme che gli unici incontri di tipo ravvicinato a cui alludi tu possano concludersi solo con la riduzione in poltiglia con o senza beneficio di sesso. Potrai bearti solo con gli occhi !

Che bello qualcuno sogna della miss ! Anche lei ogni tanto ha nostalgia della capitale sabauda che molto ha amato, chissà, prima o poi dovrà tornare a farci un salto.

 
At October 25, 2005 12:13 pm, Anonymous stefano said...

O cielo, rose... E dov'è Metropolis 2?!? E' così nascosto???

 
At October 25, 2005 11:39 pm, Anonymous verthistoire said...

Hai tralasciato l'epoca meridionale di PP che volge al tramonto ma ha regnato negli ultimi quarant'anni. Certo il nordafrica impera ma le vene nere, cinesi e rumene scorrono accanto.

"Gli italiani la chiamano già la casbah, ma per noi è Bab al-Kssar (Porta Palazzo) che rende più vivo il ricordo di Bab Marrakech a Casablanca, Bab al-Hadd a Rabat, Bab Ajjlud a Fes, Bab Mansour a Meknes, Bab El-Oued ad Algeri. La Porta si apre al mercato, luogo di Satana, come dice il nostro Profeta, e qui siamo quasi tutti diavoli, che si fanno da soli le loro leggi."
Mohammed Lamsuni, Porta Palazzo mon amour

 
At October 28, 2005 11:27 pm, Anonymous rose said...

eccomi, scusate il ritardo: via procaccini 7 (dunque vicino al monumentale).

 

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